LA MAGIA DEI NOSTRI PENSIERI – La profezia che si autoavvera
“Tanto non ce la farò mai”
”Vedrai che sarà come dico io, non arriverò ad ottenere quel risultato”
”Ogni volta che provo a fare questa cosa alla fine non raggiungo mai nulla…ci posso provare ma non credo di riuscirci”.
Come mai quando penso che una cosa andrà male, succede veramente? Abbiamo davvero il potere di prevedere le cose?
In un certo senso sì. Ma più che potere di preveggenza si tratta di quella che in Psicologia viene chiamata “profezia che si auto avvera”. È un fenomeno che spiega come le convinzioni riguardanti le nostre azioni e il loro futuro esito, hanno un importante ruolo sulla messa in atto dei nostri comportamenti.
Questo significa che se per esempio io sono convinto che quella persona sia scostante con me perché non le sono simpatico, nel momento in cui andrò a interagire con lei metterò in atto una serie di comportamenti (inconsapevoli) che faranno in modo che realmente quella persona confermerà il mio pensiero; andrò inoltre a notare di più i comportamenti che sono coerenti con questa aspettativa e meno quelli che non lo sono, giungendo così a confermare la mia ipotesi.
Insomma, si tratta proprio di una sorta di trappola che la nostra mente ci tende.
Le conseguenze di questa ‘magia’ che tutti riusciamo a fare (a volte anche molto bene) possono avere risvolti positivi e negativi; i primi si ottengono in situazioni in cui la nostra convinzione (positiva) di poter raggiungere determinati risultati ci aiuterà a mettere in atto comportamenti volti a raggiungere tali risultati e quindi a confermare l’iniziale convinzione.
Un esempio potrebbe essere quello di credere fermamente di riuscire a superare una situazione difficile e comportarsi in modo tale da riuscirci davvero; ancora, potrebbe riferirsi a situazioni in cui siamo convinti che quella persona può ottenere quel risultato (come nel caso delle insegnanti) e interagiremo con essa in modo tale da aiutarla a raggiungere l’obiettivo (inconsapevolmente magari mandando segnali che vanno a potenziare per esempio, la sua autostima).
I risvolti negativi invece riguardano tutti i contesti nei quali queste convinzioni agiscono (familiare, relazionale, lavorativo, amicale, sentimentale, ecc..) e che vanno a confermare ipotesi iniziali che potrebbero farci vedere le persone proprio come sono rappresentate nel nostro immaginario e dove si finisce quindi per causare quegli eventi che tanto volevamo evitare.
Quindi cosa si può fare per uscire da questa trappola?
Conoscere il fenomeno e prestare attenzione ai propri pensieri e comportamenti è sicuramente un buon inizio. È importante quindi osservarsi e imparare a riconoscere le proprie convinzioni che sono automatizzate e ripetitive ed esaminare le conseguenze che questi pensieri attivano.
Un altro passo importante potrebbe essere quello di mettere in discussione tali credenze (no, non sarà facile!) e provare a soffermarsi sulle situazioni e abbandonare l’idea di essere dei perfetti veggenti e poter dire:
“Pensavo di non essere capace di riuscirci, invece mi sbagliavo”.